Diario di un prigioniero istriano
Questo volume, che raccoglie il diario di prigionia del polesano Ermanno Mattioli, è davvero una preziosissima, lucida testimonianza di come abbia – no sofferto gli Italiani dell’Adriatico orientale dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 ed a seguito dell’occupazione slavo-comunista della Venezia Giulia da parte dei partigiani titini, eventi drammatici caratterizzati da stragi ed omicidi di massa, deportazioni, angherie di ogni genere.
La narrazione delle giornate di prigionia dell’autore del diario, dal momento dell’ingresso dei partigiani slavi a Pola e del successivo arresto, nel maggio 1945, fino alla liberazione avvenuta un anno dopo, risulta essere talmente coinvolgente da far vivere al lettore stesso quegli avvenimen ti, facendolo diventare un testimone immaginario.
L’Unione degli Istriani è costantemente impegnata nella valorizzazione delle fonti primarie essenziali a beneficio di tutti gli studiosi e gli appassionati che desiderano approfondire le loro conoscenze ed interpretare correttamente ciò che accadde a guerra finita in particolare in Istria, a Fiume ed in Dalmazia. E questo bel lavoro, per la ripubblicazione del quale è doveroso il ringraziamento al nipote di Ermanno Mattioni, l’Onorevole Massimiliano Panizzut, costituisce un ulteriore tassello anche verso la strada della seppur difficile ricomposizione e della riconciliazione con Sloveni e Croati, dopo decenni di oblio e mistificazioni.
L’oblio porta alla cancellazione di quanto è realmente avvenuto, la riconciliazione parte invece necessariamente dalla memoria e non può prescindere dal riconoscimento delle responsabilità. L’oblio nega e rimuove ogni addebito, la riconciliazione si costruisce solo sulla individuazione e sull’accettazione della verità, delle colpe e degli errori.
Ciò che ancora manca, con amara evidenza, ai nostri vicini ex jugoslavi.