E’ morta Maria Pasquinelli, “eroina” degli esuli istriani che uccise a Pola il generale De Winton

Comunicato Stampa

Trieste, 4 luglio 2013

 E’ morta Maria Pasquinelli, “eroina” degli esuli istriani che uccise a Pola il generale De Winton

Si è spenta ieri sera a Bergamo, dove viveva da tempo, all’età di cent’anni. I Polesani aderenti all’Unione degli istriani l’avevano omaggiata a marzo portandogli un enorme mazzo di rose

Lacota: “Luminoso esempio di patriottismo, pagò nell’isolamento, abbandonata anche dalla associazioni ma non dagli esuli che la ricorderanno per sempre”

             Ha chiuso gli occhi per sempre ieri sera a Bergamo, dove da tempo viveva, la prof.ssa Maria Pasquinelli, l’insegnate originaria della Toscana che il 10 febbraio 1947, data infausta della firma del Trattato di Pace, aveva ucciso sparandogli per tre volte, il comandante della guarnigione britannica di Pola gen. Robert W. De Winton, durante la cerimonia di passaggio dei poteri sul capoluogo istriano alle autorità jugoslave.

Immediatamente fermata e condotta al comando, in tasca le venne trovato il seguente bigliettino-confessione:

“Mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai Quattro Grandi i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d'Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o con la più fredda consapevolezza, che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente italiana, di morte in foiba, di deportazioni, di esilio.”


Processata davanti alla Corte Militare Alleata di Trieste, la Pasquinelli si dichiarò colpevole e spiegò le ragioni che l'avevano indotta a compiere l'attentato. Il dibattito si svolse senza tumulti né colpi di scena.
Il 10 aprile la Corte alleata pronunciava la sentenza di condanna a morte, All'invito della Corte rivolto alla Pasquinelli e al suo avvocato di appellarsi entro trenta giorni la Pasquinelli rispose:


“Ringrazio la Corte per le cortesie usatemi, ma fin d'ora dichiaro che mai firmerò la domanda di grazia agli oppressori della mia terra.“
 
 
In numerose città italiane vi furono proteste e raccolte firme richiedendo la commutazione della pena inviate sia al Governo italiano sia a quello Alleato. Il 21 maggio 1947, la pena capitale fu commutata in ergastolo e fu trasferita nel penitenziario di Perugia. Nel 1965 tornò in libertà.
I polesani dell’Unione degli Istriani furono gli ultimi ad incontrarla lo scorso marzo 2013, quando in occasione del suo centesimo compleanno le regalarono un mazzo di fiori.


“La scomparsa di Maria Pasquinelli porta con sé una pagina di storia memorabile: la sua luminosa figura di patriota e di fedele italiana, venne presto dimenticata dalla associazioni – il suo gesto venne considerato un rigurgito fascista - ma non dagli esuli che hanno visto in lei un esempio di coerenza assoluta” spiega il presidente Massimiliano Lacota “in realtà la sua storia ed il suo coraggio erano diventati scomodi”. “Negli ultimi anni, invece, in molti hanno fatto a gara per fare interviste e scrivere libercoli sulla sua vita e sulla sua storia” chiude il Presidente dell’Unione degli Istriani.

LA SEGRETERIA


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