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LETTERA APERTA DELL’ OLIMPIONICO ABDON PAMICH DOPO LE POLEMICHE SU FIUME CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA 2020 SENZA ALCUN RIFERIMENTO ALLA CULTURA ITALIANA

4 Febbraio

Pubblichiamo la significativa lettera aperta, pubblicata su La Voce del Popolo, che l’ex campione olimpionico, il marciatore Abdon Pamich esule dal capoluogo quarnerino, ha scritto in occasione dell’inaugurazione del primo evento di Fiume, anzi, purtroppo solo Rijeka, Capitale europea della Cultura 2020.

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“Prendo spunto dal rigetto delle proposte fatte dall’Istituto per l’italianistica da realizzare in occasione dell’anno in cui Fiume è Capitale europea della Cultura, perché ho notato che in Croazia c’è ancora molta resistenza per quanto riguarda la storia della nostra città. Oggi siamo alla terza generazione da quando Fiume è stata annessa alla Jugoslavia e non penso che i giovani croati non siano interessati alla storia della loro città, che amano come la amiamo noi. È passato tanto tempo e nessuno degli italiani si sogna di rivendicare il ritorno di Fiume all’Italia. L’unica cosa a cui aspirano i fiumani esuli e rimasti è la memoria storica senza ideologismi e nazionalismi, la realtà dei fatti.

Personalmente sono convinto che se Fiume è stata nominata Capitale della Cultura questo sia dovuto al suo passato di città multiculturale e multietnica oltre che al presente. A noi fiumani nessuno poteva darci lezioni di tolleranza verso tutti quelli che venivano a Fiume, tant’è vero che l’integrazione nei costumi nelle usanze e nella parlata avveniva in meno di una generazione. Cercare di nascondere che sin dal XV secolo la lingua ufficiale era l’italiano mi sembra una forzatura, e ciò non solo a Fiume. Ad esempio sono in possesso di un numero della Gazzetta Ufficiale di Zara datato 24 marzo 1835, nella quale tutti i provvedimenti dell’Imperial Regia Procura sono redatti in italiano; ed eravamo sotto l’Austria.

Personalmente rifuggo dalla conta di quanti italiani croati, ungheresi, tedeschi fossero a Fiume, so solo che eravamo tutti fiumani e la nostra lingua era il dialetto. Mio nonno era croato di Castua, antifascista, a cui è stato somministrato l’olio di ricino e pure parlava fiumano.

E sono sicuro che se dopo la guerra non veniva la dittatura saremmo rimasti a casa nostra in pace con i croati o chi altro. Noi rivendichiamo la cultura italiana, non l’italianità.

Tornando alla lingua usata per la comunicazione, non si può dire che Giovanni Kobler fosse italiano; eppure ha scritto la storia della Liburnica città di Fiume in italiano.

A uno straniero che viene a Fiume e si informa perché esiste “La Voce del popolo” o “Panorama” che cosa gli diranno che è un’iniziativa di un rinnegato?
Uno stato che ha voluto entrare in Europa dovrebbe abbandonare certi tipi di nazionalismo e far propria la storia di ciascuna parte del suo territorio ed essere orgoglioso del suo passato e delle civiltà passate che hanno gettato le basi per il presente.

Quest’anno dovrebbe essere l’ideale per far conoscere la storia delle nostre terre a quelli che l’ignorano, specialmente ai giovani, senza caricarla di pregiudizi ed ideologie.”

Abdon Pamich

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Data:
4 Febbraio
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